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giovedì 27 febbraio 2014

Coppa Italia di Lega Pro

Leggevo ieri un post: la Coppa Italia dà la possibilità di accedere all'Europa League, la Coppa Italia di Serie D dà la possibilità di qualificarsi per le finali playoff (se non si è già promossi) la Coppa Italia di Eccellenza promuove addirittura in serie D. E la Coppa Italia di Lega Pro? Bè... Nulla Solo il titolo, non una promozione, nessun accesso ad altri tornei. Però è una manifestazione che dura ormai da quasi 40 anni, attira pubblico e crea entusiasmi nella fase finale nonostante una formula a gironi complicata e poco attraente per il pubblico. Perchè allora non provare a cambiare un paio di cose? La semifinale di Coppa Italia ieri a Monza credo abbia tracciato la giusta strada: giocare in notturna favorisce le presente allo stadio (più di 1000 paganti ieri al Brianteo, record stagionale nonostante il diluvio) e anche un'eventuale copertura mediatica. E poi perchè non spostare la finale in gara secca all'Olimpico come per la Coppa maggiore? Se la Lega Pro è la Lega dei giovani, dove farsi le ossa nel professionismo, perchè non rendere la finale un evento importante, spostandola a Roma in gara unica? Ok l'Olimpico magari non si riempie di 60.000 tifosi per la finale di Coppa Italia di Lega Pro, e qui si potrebbe spostare al Flaminio per ovviare alla questione, ma giocare in finale unica a Roma credo sia uno stimolo non da poco per i ragazzi che scendono in campo e per la società stessa che avrebbe così la possibilità di esibirsi in un palcoscenico più grande. Oltre che per i tifosi che, visto l'evento e la possibilità di alzare un trofeo, accorrerebbero numerosi ad assistere all'incontro. Pensateci,per le prossime edizioni di Coppa. Perchè giocare i vari turni in uno stadio semideserto alle 14.30 o alle 15.00 di un giorno lavorativo non aiuta di certo le società e i ragazzi che scendono in campo.

lunedì 11 novembre 2013

A proposito di Salernitana-Nocerina

Due righe, giusto per fare un appunto sui fatti di ieri. Se tutto è successo per il divieto di trasferta, nella stessa provincia, è la prova ancora più eclatante dell'inutilità della tessera del tifoso, dei controlli sulle trasferte e della vendita restrittiva dei biglietti (solo in alcuni comuni come successo in questo caso). Io vedo il calcio come una passione e condanno ogni forma di violenza ma basterebbe davvero poco. Ok i biglietti nominali, ok le telecamere che controllano i settori ma sei la questura sai anche quali sono le teste calde delle varie curve. Se vuoi colpirli basta fare una cosa semplice: obbligo di firma in questura durante la partita. Se altri poi fanno incidenti vai prendere anche quegli altri e fai la stessa cosa: obbligo e divieto. Non colpisci nel mucchio vietando una trasferta sentita ed attesa da anni per sperare di far andare tutto liscio. Premesso che il gesto sia dei tifosi che dei giocatori che poi si son rifiutati di giocare è da condannare ed è una delle immagini più negative trasmesse da uno sport, il vero errore è stato a monte bloccando tutti, impedendo alla gente di vivere la partita sul campo. Si parla tanto di discriminazione territoriale per i cori, ma questa cos'è se non discriminazione territoriale? (tu risiedi in questo comune quindi non vai, tu risiedi in quest'altro quindi puoi). I tifosi della Nocerina oltretutto già in passato sono stati costretti a vivere derby in questo modo, basta pensare ai derby con la Paganese dello scorso anno giocati a porte chiuse ed in campo neutro. Se si deve arrivare sempre a queste situazioni al limite io mi chiedo è calcio questo? Io dico di no.

martedì 16 luglio 2013

La nuova coppa del futuro?

Questa è un'idea che mi frulla per la testa da un po di giorni, pura utopia al momento ma non impossibile. La domanda è questa: e se in futuro oltre alla Champions League si arrivasse ad un vero e proprio World Champions League. Sono partito da due punti di base: 1) con le ultime edizioni dei mondiali, Corea-Giappone, Sud Africa, Brasile, si possono trovare ormai in molti paesi strutture all'avanguardia, inoltre il calcio sta assumendo sempre più una dimensione globale. Ormai anche in paesi come la Cina o l'Australia il virus pallonaro si sta insinuando con gli aggiornamenti e le dirette dei maggiori campionati che arrivano fino in Europa; vuoi per seguire l'ex campione che chiude la carriera, vuoi per i successi dell'ex tecnico chiamato a rilanciare l'immagine del calcio, ormai sono pochi i paesi di cui si sa poco o nulla riguardo le squadre locali. 2) i vari team stanno puntando ormai sempre più sulle turnee intercontinentali, esportano il marchio, vendono di più. Un qualsiasi club ha tifosi nella propria città ma è fuori dai confini nazionali che ha i maggiori margini di crescita come sponsor e merchandising. E proprio dagli sponsor, dal merchandising, dal fatto che magnati esteri arrivino a comprare un team di un altro paese per sfizio e vederlo giocare che mi è sorta questa domanda. Ad oggi esiste già il mondiale per club, ma è una competizione veloce, limitata e che alla fine mette di fronte sempre America ed Europa lasciando le briciole a tutto il resto. E allora perché non creare una competizione più allargata, stile Champions? 32 squadre di tutto il mondo, così selezionate: da ogni Champions (Centro America, Sud America, Europa, Asia, Africa, Oceania) si prendono in considerazione le 8 qualificate per i quarti; le 4 qualificate per le semifinali accedono direttamente, per un totale di 24 squadre. le altre 24 si affrontano per gli altri 8 posti a disposizione in turni preliminari. Si giocherebbe ovviamente con gare di andata e ritorno in gironi eliminatori, un po come la Champions oggi. Ci sarebbero da valutare poi le tempistiche e la formula. Oggi come oggi è impossibile giocare una competizione del genere insieme alle altre coppe. L'unica cosa che mi viene in mente è la possibilità di giocarla ad anni alterni. Un anno coppa del Mondo, un anno Coppa Continentale per qualificarsi.E durante la Coppa del Mondo le squadre non impegnate potranno comunque giocare una coppa europea, stile Europa League.

lunedì 13 maggio 2013

Dave Whelan un'incredibile storia di sport

La Fa Cup non è solo una coppa ma anche un insieme di storie che contribuiscono a creare il mito di questo trofeo. L'ultimo atto è andato in scena sabato pomeriggio a Wembley: di fronte il Manchester City degli sceicchi e il piccolo Wigan di Dave Whelan, Golia contro Davide. Dopo una partita tirata è il Wigan a portare a casa la coppa grazie ad un gol al 91' ma questa è un'altra storia. Quella che invece fa da cornice alla sfida dello scorso weekend cominica molti anni prima nel 1960 in un'altra finale di Fa Cup. Di fronte ci sono il Balckburn Rovers ed il Wolwrampton. Il giovane Whelan, terzino di belle speranze, era in campo per il Blackburn con il sogno di poter alzare l'ambito trofeo. Il destino gioca però brutti scherzi e nel corso della finale Whelan cadde dopo uno scontro di gioco rompendosi i legamenti. Un urlo lacerante e la carriera che d'improvviso cambia. Sfumata la coppa, che andò ai Wolves, Whelan ripartì dalle serie inferiori, nel Crewe Alexandra, dove giocò fino al 1966 senza mai vincere nulla. Successivamente inziò la costruzione del suo piccolo impero. Aperto un negozio di articoli sportivi, nel giro di pochi anni moltiplicò i propri introiti ed i propri punti vendita fino ad arrivare negli anni '90 ad essere la prima catena di articoli sportivi. Proprio in quegli anni rientrò nel mondo del calcio con un'idea fissa: tornare a Wembley e completare quello che non era riuscito a fare trent'anni prima. Divenuto presidente del Wigan nel 1995 ha portato il piccolo club in Premier nel giro di 10 anni e da li in poi ha dato il via al trionfo. 7 salvezze consecutive, a volte con qualche turbolenza di troppo in Premier come quest'anno, una storica finale di Coppa di Lega nel 2006, persa contro il Machester United, e la trionfale cavalcata di coppa di questo 2013, conclusasi sabato quando al 91' Watson ha mandato in tripudio i suppoter bianco-blu e ha regalato forse la gioa più grande all'instancabile Whelan.

giovedì 13 dicembre 2012

Coppa Italia

La Coppa Italia è inutile, la Coppa Italia è buona per far giocare le riserve.. Tante troppe volte ormai la Coppa nazionale è stata bistrattata e relegata ai margini. Stadi ancora più vuoti che in campionato orari delle partite improponibili solo per esigenza televisiva..
Allora provo a dire la mia, a lanciare la mia proposta di restyling.
Bene l'idea del turno unico, senza andata e ritorno, ma bisognerebbe portare oltre a questo tutte le partite in contemporanea, anche alla sera perchè no, al mercoledì come se fosse il turno infrasettimanale di campionato. Basta turni spezzatino con gare spalmate su due settimane. Si usino piuttosto le due settimane per giocare eventuali gare di ritorno se la prima partita termina in parità.
Allargare la base coinvolgendo d'obbligo tutti i club della lega pro e tutti i club retrocessi dalla Lega Pro o arrivati ai playoff del campionato di serie D, si coinvolgerebbero più squadre e si allargherebbe l'interesse. Allargare la base d'iscrizione anche ai club che hanno vinto la rispettiva coppa regionale di Eccellenza l'anno prima. Ci sarebbe il problema della preparazione, ma facciam partire la coppa anzichè ad agosto a settembre, a tornei iniziati, e il problema preparazione non si pone. Accogliere come ospite d'onore ogni anno il Vado, la formazione che per prima alzò il torneo, utilizzare una sorta di Codice Etico, escludendo quelle formazioni che l'anno prima hanno avuto penalità in campionato. Togliere infine il monopolio della coppa alla Rai. Le loro telecronache sono al limite della sonnolenza, la loro pianificazione per le dirette tv fa pena, mi domando quanti abbian seguito Chievo-Reggina alle tre del pomeriggio di un mercoledì lavorativo o un Parma-Catania ieri alle 17.30.
Un eventuale turno unico, serale, favorirebbe anche lo spettatore allo stadio, gelo invernale permettendo.


venerdì 5 ottobre 2012

Football lo sport più bello del mondo

Si mi piace il calcio, football, pelota, chiamatelo come volete ma mi piace.
Mi piace il sentimento che crea, l'unione tra i tifosi, il rito della partita, esultare o disperarsi per un gol, un impresa o una disfatta, le storie e i personaggi che ne hanno contribuito alla leggenda.
Mi piace il calcio inglese per l'unione e l'aggregazione senza limiti d'età che porta allo stadio, tutti i weekend, sole, neve o pioggia, coppa o campionato. Basta che si giochi.
Mi piace l'orgoglio di quelle squadre che rivendicano una propria storia, una propria tradizione anche a scapito di non vincere per anni..
E allora oltre al caro Milan che resterà sempre al centro delle sofferenze da tifoso, il cuore calcistico trova altri, piccoli, sfoghi. Li trova in Inghilterra, con il Qpr perchè anni fa, col club in piena crisi economica, mi colpì la scelta dei suoi tifosi di farlo vivere autofinanziando la campagna acquisti; li trova in Spagna con i baschi dell'Atletic Bilbao o con il Rayo Vallecano, quartiere popolare della capitale che riesce comunque a giocarsela contro i più forti rivali, cittadini e non; lo trova in Italia dove oltre al Milan, per cui vincere è normale,  la cosa migliore è apprezzare il lavoro di provincia come fanno a Udine. La passione allo stadio Friuli è vera, coinvolgente e anche un piccolo club come l'Udinese ogni tanto regala emozioni come ieri sera ad Anfield. Magari non vincerà nulla ma il modello friulano è un vero tocca sana per il calcio italiano di oggi. 
Anche se i reds non sono più lo squadrone di qualche anno fa, le imprese in quello stadio si contano in una mano. Ci riuscì il Genoa, replicò la Fiorentina di Prandelli, si è aggiunta di ieri l'Udinese di Guidolin e Di Natale.

venerdì 31 agosto 2012

L'Afghanistan riparte dal calcio

Dal Blog de Linkiesta

Spiragli di ritorno alla normalità in Afghanistan, devastato da oltre trent'anni di guerre. In anticipo sul ritiro delle truppe Nato, previsto per il 2013, il popolo afgano prova a ripartire dallo sport e dal calcio. Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/palla-al-centro/l-afghanistan-prova-ripartire-dando-un-calcio-al-passato#ixzz257DRqF00

venerdì 22 giugno 2012

Un motivo in più per crederci

Siccome la storia, anche quella calcistica, è fatta di corsi e ricorsi ecco un altro dato a favore di una possibile finale azzurra. Oltre ai precedenti, positivi, contro l'Inghilterra nella fase finale dei tornei, l'ultima volta fu la sfida per il terzo posto ad Italia '90, c'è un altro dato curioso. Nei quarti si giocherà infatti Francia-Spagna. Dal 2000 ad oggi le due squadre si sono affrontate due volte nella fase ad eliminazione. Nei quarti di Euro 2000 e al mondiale di Germania, negli ottavi. In entrambi i casi passò la Francia, in entrambi i casi l'Italia arrivò in finale, in entrambi i casi proprio contro i galletti d'oltralpe. Siccome come dice il proverbio non c'è due senza tre... toccare ferro è d'bbligo, crederci fino in fondo pure.

giovedì 7 giugno 2012

La squadra non vince e la proprietà le cambia il look

Squadra che non vince cambia colore. Da noi, nel nostro campionato, se non vinci un paio di partite rischi di trovarti gli ultras sotto casa o a bordo campo con intento minatorio. "Giocate senza maglia!" "Non siete degni di questi colori!" sono solo alcuni degli slogan urlati dalle nostre curve a chi non vince in campo. In inghiltera c'è però qualcuno che ha preso alla lettera questi motti e per la prossima stagione prepara una piccola rivoluzione. La proprietà malese del Cardiff ha infatti deciso un serio restyling delle proprie divise passando dallo storico blu al rosso, simbolo di spiritualità e fortuna in Asia. Anche lo stemma della squadra gallese cambia. Dal bluebirds, soprannome del team, ad un più asiatico dragone rosso con tanto di scritta fire and passion che magari incuterà più timore agli avversari.
Il Cardiff manca dalla Premier dal 1962 e nella sua storia ha vinto una sola coppa d'Inghilterra nel 1927. Negli ultimi anni gli investimenti stranieri hanno però riportato forza al team che da 3 stagioni sfiora l'accesso alla Premier senza però riuscirvi. Nel 2010 fu il Blackpool a vincere la finale mentre nelle successive due stagioni la formazione gallese è stata eliminata da Swansea e West Ham. Gli ultimi anni hanno visto la formazione gallese tornare in forza anche sul fronte delle coppe. Nel 2008 persero la finale di FA Cup contro il Portsmouth mentre quest'anno hanno perso la finale di Coppa di Lega contro il Liverpool. Numeri non certo da nobile decaduta, per un team come il Cardiff sarebbero risultati eccellenti, evidentemente troppo bassi per le ambizioni della nuova proprietà che spera, col nuovo look rosso fiammante, di infondere più calore e passione nell'animo dei propri calciatori e di aprire nuove vie per il business con una sinergia tra il Galles e l'Asia.
Via Linkiesta

giovedì 10 maggio 2012

Cala il sipario Grazie Pippo

Milan-Novara domenica non sarà semplicemente il sipario di una stagione. Sarà il sipario di una generazione. A 38 anni suonati, e dopo un anno e mezzo in panchina per chissà quale congiura astrale, Inzaghi varcherà per l'ultima volta l'ingresso sul campo di San Siro con la maglia rossonera. A seguirlo altri due legionari di lungo corso che hanno fatto la storia recente: Sandro Nesta e Clarence Seedorf.
Per me, della seconda generazione vincente del Milan berlusconiano, troppo piccolo per il Milan degli olandesi, ammirato solo coi filmati d'epoca, si chiude un era e mostra il termine della carriera del più forte centravanti italiano degli ultimi anni, Inzaghi unico giocatore al mondo ad aver segnato in tutte le competizioni internazionali per club, miglior attaccante italiano in Europa con 70 gol secondo solo a Raul.
Troppi ricordi legati a lui che vanno al di la di Atene.
300 (come le gare in maglia rossonera) grazie di cuore.
Dopo anni europei bui, grazie per quei 12 gol che furono la spinta decisiva verso la Champions 2003. La tripletta al Deportivo, il gol al Borussia, ma soprattutto la zampata all'Ajax nei quarti. Roba che ha rivederla oggi mi viene ancora la pelle d'oca.
Grazie per aver resistito anche quando ti davano per finito ed esser tornato più forte nel 2006, dove hai messo lo zampino anche ai mondiali tedeschi.
Grazie per il 2007 e la magica notte di Atene, altro ricordo indelebile e commuovente.
Ma soprattutto, il ricordo più dolce e più bello. Ottobre 2010, Milan-Real. 80.000 voci che ti chiamano, entri e  segni una doppietta sotto il settore dov'ero alla partita. Un delirio una cosa pazzesca un estasi che nemmeno il pareggio del Real al 90' ha spento.
Infine 125 volte grazie, come i tuoi gol, per aver reso grande la mia squadra del cuore.

lunedì 30 aprile 2012

Terza stella: ecco come puo finire la questione

Si parla tanto di terza stella sulle maglie della Juventus in caso di scudetto. Da consuetudine la stella, d'oro, va apposta sul petto al raggiungimento di ogni decimo scudetto. Al momento la Juventus è a 27 più i due revocati dai fatti di Calciopoli. In caso di vittoria a fine campionato i bianconeri tornerebbero così a quota 28 che, con gli eventuali due revocati, farebbero 30. Premesso che ormai non si torna indietro, ciò che è tolto è tolto e ciò che è dato, scudetto di cartone, è dato, la cosa più logica, per rispetto delle istituzioni e per chiudere una volta per tutte la questione sarebbe quella di lasciare tutto così com'è ovvero senza stelle e stemmini vari sul petto oltre al classico gagliardetto tricolore di campione d'Italia.
C'è però una via di fuga che metterebbe credo d'accordo tutti. Premesso che prima di tutto c'è da vincere lo scudetto, si ok è quasi fatta ma prima che la matematica condanni il Milan sognare uno scivolone di madama è lecito, una volta vinto la Juventus andrebbe a 28. A  fine stagione si giocherà poi la finale di Coppa Italia col Napoli e qui le stelle possono arrivare in soccorso dei bianconeri. Al momento la Juve, come la Roma, è a quota 9 Coppe Italia vinte. Sono le due formazioni più titolate della competizione, mai nessuno è arrivato a 10, e sarebbe per ciò una novità assoluta nel calcio italiano. Chi vince dieci coppe ha però diritto ad una stella. D'argento, ma comunque una stella. Se quindi il 20 maggio a Roma la Coppa andrà nelle mani della banda di Conte arriverebbe anche la tanto contestata stella; che sarebbe legittima e su cui nessuno potrebbe dire nulla e metterebbe a tacere tutte le voci e le prese di posizioni nei confronti della Lega che, al momento, suonano anche un po come posizioni arroganti nei confronti di un'istituzione. Inoltre la vittoria della Coppa Italia garantirebbe l'eventuale stella anche senza lo scudetto, in somma cari juventini facciamo un patto. A voi la stella con la Coppa, a noi il tricolore (che avvicinrebbe il Milan alla conquista della seconda stella).

lunedì 26 marzo 2012

Swindon Town sfuma il sogno

Si frantuma davanti ai 50.000 di Wembley il sogno di Paolo di Canio di conquistare il Saint Johnstone Trophy, la coppa inglese riservata alle formazioni di League One e League Two. Lo Swindon Town perde per 2-0 la finalissima col Chesterfield abbandonando così il sogno di un incredibile accoppiata campionato-coppa. Con due gare da recuperare lo Swindon resta comunque primo nel proprio campionato a più quattro dalle inseguitrici.

Di questa coppa un plauso lo merita comunque il solito appassionato pubblico anglosassone, capace di riempire per tre quarti Wembley pur di seguire i propri beniamini. Swindon e Cesterfield non sono proprio due formazioni blasonate e non certo tra le più popolate del regno. Swindon conta infatti 155.000 abitanti ( e 30.000 di questi erano domenica nella City) mentre Chesterfield è un distretto di Derby, di 100.000 persone.
Da noi a giocarsi la finale, per l'equivalente coppa di categoria, ci sono Pisa-Tritium e Spezia-Foggia. Mercoledì il ritorno dopo le gare di andata. In Italia riuscirebbero a portare non dico 50.000 persone ma almeno 30.000 tifosi a seguire la finale? Chapeau alla passione inglese, travolgente anche per una coppa fine solo a se stessa.

martedì 28 febbraio 2012

Moviola in campo


Io mi chiedo semplicemente perché per squalificare un giocatore o espellerlo direttamente si possano usare senza problemi le riprese televisive, o addirittura come nel caso di Ibra le immagini in diretta sul monitor dell'assistente dell'arbitro, e invece per un gol tutto questo non debba essere valido.
Sarà il bello del calcio (ma io non ci vedo nulla di bello) ma sai quante polemiche in meno con una semplice moviola che puoi consultare subito senza interrompere il gioco?

Il caso di Milan-Juve è solo l'ultimo di una serie infinita ma a proposito di ingiustizie recenti che potevano essere evitate, vedi l'eliminazione dell'Irlanda dai mondiali 2010 per Mano della Francia (con buona pace di Maradona e della sua mano di Dio)

martedì 15 marzo 2011

Da Moacir Barbosa a Julio Cesar, la maledizione dei numeri primi



Anche da non intersita è sempre triste vedere un giocatore sconfortato a causa di un proprio errore. Una tristezza resa ancora più evidente se il protagonista è il portiere, il baluardo solitario, l'ultimo difensore. Un luogo comune vuole che i brasiliani siano i migliori a calcio tranne nel ruolo del portiere, quasi fosse una maledizione: se tutti son palleggiatori e funamboli in porta chi ci va? Quello scarso direbbero in molti. Ma la maledizione ha una data ed un protagonista preciso: Moacir Barbosa, il portiere e capitano del Brasile ai Mondiali del 1950, quelli della tragedia.
Siamo a Rio de Janeiro, 16 Luglio 1950; il giorno della finale. Di fronte al Brasile, nazione ospitante, e davanti ad un pubblico di oltre 200.000 persone, arriva l'Uruguay di un giovane Schiaffino. Al Brasile basta un pareggio per vincere il titolo in virtù del girone finale. Barbosa è li, è pronto è il capitano della squadra, è il simbolo di una nazione che ama il football ma non ha mai vinto. Dopo l'iniziale vantaggio dei brasiliani con Friaça sembra fatta, il Maracanà festeggia ma la tragedia è dietro l'angolo. Schiaffino pareggia al 66', al 79' Barbosa esce male su un tiro di Ghiggia e si consuma la tragedia. L'Uruguay vince, in Brasile si consuma invce la più grande tragedia sportiva della storia con la gente che muore sugli spalti e il povero Moacir imputato come artefice della disfatta passando di fatto da eroe a capro espiatorio. Da li in poi appena parlavi di un portiere brasiliano il pensiero andava al povero Moacir e l'estremo difensore di turno si circondava di scetticismo.
Successe a Taffarel che dopo il mondiale vinto coi carioca nel '94 si trovò senza squadra, all'epoca era alla Reggiana, passato il mondiale i granata, in B, non gli rinnovarono il contratto e lui prima di tornare in Brasile giocò in una squadra parrocchiale del paesino di Buco del Signore, come attaccante ovviamente. Dida provò a far ricredere la categoria venendo anche eletto miglior portiere nel 2003-04 ma prima di chiudere la carriera tornò a far aleggiare lo spettro di Barbosa con alcune uscite imbarazzanti che costarono critiche e punti alla propria squadra.
L'ultimo della lista è infine Julio Cesar, baluardo della difesa dell'Inter, lui che arrivò come terzo portiere al Chievo nel 2005 prima di approdare all'Inter dove in poco tempo scalzò niente meno che Francesco Toldo. A furia di parate e di prestazioni superlative Julio Cesar ha vinto tutto con la suq squadra entrando anche nella lista dei candidati al pallone d'oro, roba che solitamente ha poco a che fare coi numeri uno. La maledizione sembra finalmente sconfitta, Moacir riscattato, ma a San Siro e all'Allianz Arena arrivano quei due errori fatali, forse decisivi, che gettano nello sconforto Julio e rievocano il fantasma del povero Moacir.

martedì 1 marzo 2011

Prince


Where is Napoli?

martedì 15 febbraio 2011

Il Fenomeno

lunedì 14 febbraio 2011

Football

Sono questi gesti che mi fanno amare questo sport.

giovedì 20 gennaio 2011

Nuovo blog


Ho deciso di separare (parte) del calcio da questo blog. Ho aperto un nuovo blog solo sul calcio inglese dalla b ai dilettanti, in cui metterò risultati e curiosità trovate nella rete sui vari campionati.

venerdì 14 gennaio 2011

Cassano e le "Cassanate"

lunedì 10 gennaio 2011

Champions 2011


Siccome da un paio di anni a questa parte ci indovino sempre con largo anticipo, anche quest'anno scrivo la mia previsione su chi vincerà la Champions quest'anno.
Da buon milanista la mia candidatura ricade sul Chelsea del buon Carletto. Per una serie di motivi.
1. il Real farà un buon cammino ma non vincerà quest'anno (magari dal prossimo)
2. le formazioni italiane non dureranno (come sempre)
3. dopo 3 anni di accoppiata champions-pallone d'oro + champions-Mourinho questa edizione non ha un suo protagonista assoluto (2007 Kakà 2008 Ronaldo 2009 Messi) questo porta a far si che possa vincere una new entry.
4. il Chelsea ha sempre fatto la vittima sacrificale da 3 anni a questa parte: 2008 finale persa ai rigori, 2009 semifinale (discutibile) persa col Barcellona, 2010 fuori agli ottavi con l'Inter. Dopo tanta sfiga deve tornare un po' di merito.
5. Ancelotti non è uno sprovveduto, l'anno scorso ha vinto tutto a livello nazionale, sa cosa serve per vincere in Europa e, nonostante le fatiche inglesi, sul terreno europeo il Chelsea sta dimostrando più carattere.
6. Ha l'ottavo più facile di tutti.
7. Tutti dicono Chelsea grande squadra senza ricordarsi che, la formazione prima dell'avvento dei rubli di Abramovich aveva vinto la misera di 2 campionati negli anni '50, a livello europeo vanta un solo titolo (con Vialli in panca e Zola in campo)insomma tutt'altro che grande elite rispetto a Real e Milan. Per dirla tutta in Inghilterra ha vinto più Champions in bistrattato Nottingham Forest.
8. La forza economica del presidente è tale da spingerla a vincere la Champions e farla quindi entrare nell'elite europea.
9. la finale è a Londra (e ci son 3 formazioni londinesi su 16 agli ottavi)

L'unico mio augurio è che il Milan non arrivi a Wembley col Chelsea. Una Istambul basta e avanza.
Se però arrivasse senza Chelsea.... Allora la storia cambia :)