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venerdì 22 febbraio 2013

Se i postumi da sbornia fossero una persona

Situazione familiare del venerdì sera/sabato

lunedì 3 dicembre 2012

La crisi finanziaria spiegata ai bambini... tedeschi

Curioso ma chiaro articolo che prendo da Internet

HELGA è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte. Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città. Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora. La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia. Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond. I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano. Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond. Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite. 
A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi. Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi. Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada. Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%. La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza. Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare. Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%. Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce. Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza. Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero. Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza. Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero. 

Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio

venerdì 31 agosto 2012

L'Afghanistan riparte dal calcio

Dal Blog de Linkiesta

Spiragli di ritorno alla normalità in Afghanistan, devastato da oltre trent'anni di guerre. In anticipo sul ritiro delle truppe Nato, previsto per il 2013, il popolo afgano prova a ripartire dallo sport e dal calcio. Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/palla-al-centro/l-afghanistan-prova-ripartire-dando-un-calcio-al-passato#ixzz257DRqF00

giovedì 7 giugno 2012

La squadra non vince e la proprietà le cambia il look

Squadra che non vince cambia colore. Da noi, nel nostro campionato, se non vinci un paio di partite rischi di trovarti gli ultras sotto casa o a bordo campo con intento minatorio. "Giocate senza maglia!" "Non siete degni di questi colori!" sono solo alcuni degli slogan urlati dalle nostre curve a chi non vince in campo. In inghiltera c'è però qualcuno che ha preso alla lettera questi motti e per la prossima stagione prepara una piccola rivoluzione. La proprietà malese del Cardiff ha infatti deciso un serio restyling delle proprie divise passando dallo storico blu al rosso, simbolo di spiritualità e fortuna in Asia. Anche lo stemma della squadra gallese cambia. Dal bluebirds, soprannome del team, ad un più asiatico dragone rosso con tanto di scritta fire and passion che magari incuterà più timore agli avversari.
Il Cardiff manca dalla Premier dal 1962 e nella sua storia ha vinto una sola coppa d'Inghilterra nel 1927. Negli ultimi anni gli investimenti stranieri hanno però riportato forza al team che da 3 stagioni sfiora l'accesso alla Premier senza però riuscirvi. Nel 2010 fu il Blackpool a vincere la finale mentre nelle successive due stagioni la formazione gallese è stata eliminata da Swansea e West Ham. Gli ultimi anni hanno visto la formazione gallese tornare in forza anche sul fronte delle coppe. Nel 2008 persero la finale di FA Cup contro il Portsmouth mentre quest'anno hanno perso la finale di Coppa di Lega contro il Liverpool. Numeri non certo da nobile decaduta, per un team come il Cardiff sarebbero risultati eccellenti, evidentemente troppo bassi per le ambizioni della nuova proprietà che spera, col nuovo look rosso fiammante, di infondere più calore e passione nell'animo dei propri calciatori e di aprire nuove vie per il business con una sinergia tra il Galles e l'Asia.
Via Linkiesta

Il football made in Italy si avvicina al Superbowl

Anche l'Italia ha il suo Superbowl. Non è l'evento planetario che si svolge in America, e che attira sempre più curiosi ed appassionati in ogni angolo del globo, ma la sua versione nostrana, fatta di team dal nome agguerrito ma dallo spirito nobile. Demoni, Pantere, Leoni, Rinoceronti, Giganti e Guerrieri contro Marinai, Marines, Colombe, Elefanti, Maiali, Delfini. Sono le dodici squadre che si sono appena affrontate nella regoular season della IFL la lega italiana di football, il massimo campionato di categoria.
Il football made in Italy ha una storia lunga e complessa. Nato agli inizi degli anni '80 quest'anno è giunto al suo trentaduesimo compleanno. Una storia però travagliata, con il campionato che più volte ha rischiato di sparire. Dopo il successo iniziale l'interesse per questo sport subì infatti un brusco calo; molte squadre sparirono e nel 2000 anche lo "spaghetti football" rischiò di andare in pensione. Troppo alte le spese e troppo poco l'interesse. La federazione, già commissariata, venne espulsa dal Coni rimanendo così senza punto di riferimento. Dalle ceneri nacquero diverse federazioni minori, tutte frazionate e con lo scopo di riportare in auge lo sport. Nel 2003 i superbowl furono addirittura 3 con la situazione che rimase caotica fino al 2008 quando i maggiori club italiani, tra cui i Lios Bergamo, i Dolphins Ancona e i Rhinos Milano, decisero di uscire dalla NFLI, nata nel 2004, e fondare la IFL, sotto l'egidia della FIDAF la nuova federazione associata al CONI, con lo scopo di ridare vanto e lustro a tutto il movimento. Nel 2007 si disputarono così due finali, una della IFL ed una della NFLI. Il successo del Superbowl della IFL spinse molti ex giocatori e dirgienti a tornare sui prorpi passi e a rifondare alcuni team storici. L'anno successivo molte squadre della NFLI entrano a far parte della IFL che può così inziare ad operare in maniera più concreta. Il movimento resta però diviso, con due finali giocate ogni anno. Una della IFL, divenuta il massimo livello di football in Italia, ed una organizzata dalla FIF la federazione dei club non entrati nel nuovo organico.
Ad oggi la IFL può contare su 12 team nel massimo campionato e due leghe inferiori. Le squadre sono tornate ad attirare sponsor e campioni d'oltreoceano, provenienti dai college americani o dalle loro leghe minori. La regoular season è appena terminata e le 6 finaliste, nell'ordine Elephants Catania, Panthers Parma Warriors Bologna, Rhinos Milano, Giants Bolzano, Dolphins Ancona, si apprestano a darsi battaglia prima della finalissima, organizzata quest'anno allo stadio Ossola di Varese il prossimo 7 luglio.  
Via Linkiesta

lunedì 16 aprile 2012

Aironi sul Naviglio

Un po con sorpresa, domenica sera durante una passeggiata sul Naviglio trovo lungo il corso d'acqua un airone. E' la prima volta che ne vedo uno a Cernusco; di solito è più facile trovarli lungo il Parco del Ticino o lungo quello dell'Adda in zone più tranquille e meno agitate lontane soprattutto dall'inquinamento urbano. Sarà stata la calma serale o la quiete del naviglio ma sapere che il corso d'acqua non è più habitat esclusivo di papere, nutrie e ratti mi ha fatto piacere.

giovedì 12 aprile 2012

Cronache del Rum

E' il secondo lungometraggio dedicato da Johnny Deep a Hunter S. Thompson, il terzo se vogliamo considerare anche un documentario.
Affascinato dallo stile gonzo di Thompson e dal cinema di Deep, bè non vedevo l'ora dell'uscita di questo film in programma gia da diversi anni e appena son riuscito l'ho guardato in inglese.
Non è un sequel di paura e delirio a Las Vegas anche se il personaggio, Thompson-Deep, è lo stesso (cambia solo il nome). I due racconti sono opere biografiche ma sono staccati, non c'entrano quasi nulla l'uno con l'altro. L'unico collegamento che si può fare è la passione autodistruttiva del protagonista, imbottito di droga prima, imbottito di alcool ora.
E' un film lento, piacevole nella sua ora e mezza in cui racconta uno spaccato di vita. Non c'è un filo principale, una trama un fatto eclatante da seguire. Solo la scoperta di un isola, Porto Rico, e della sua vita.
Non è il film migliore di Deep e tanti potranno trovarlo noioso. Ma se consideriamo l'omaggio di un amico attore ad un amico scrittore e si è in cerca di qualcosa di leggero da guardare.. bè.. buona visione (esce il 24 Aprile in Italia).

lunedì 26 marzo 2012

Swindon Town sfuma il sogno

Si frantuma davanti ai 50.000 di Wembley il sogno di Paolo di Canio di conquistare il Saint Johnstone Trophy, la coppa inglese riservata alle formazioni di League One e League Two. Lo Swindon Town perde per 2-0 la finalissima col Chesterfield abbandonando così il sogno di un incredibile accoppiata campionato-coppa. Con due gare da recuperare lo Swindon resta comunque primo nel proprio campionato a più quattro dalle inseguitrici.

Di questa coppa un plauso lo merita comunque il solito appassionato pubblico anglosassone, capace di riempire per tre quarti Wembley pur di seguire i propri beniamini. Swindon e Cesterfield non sono proprio due formazioni blasonate e non certo tra le più popolate del regno. Swindon conta infatti 155.000 abitanti ( e 30.000 di questi erano domenica nella City) mentre Chesterfield è un distretto di Derby, di 100.000 persone.
Da noi a giocarsi la finale, per l'equivalente coppa di categoria, ci sono Pisa-Tritium e Spezia-Foggia. Mercoledì il ritorno dopo le gare di andata. In Italia riuscirebbero a portare non dico 50.000 persone ma almeno 30.000 tifosi a seguire la finale? Chapeau alla passione inglese, travolgente anche per una coppa fine solo a se stessa.

lunedì 5 marzo 2012

5 marzo 1982 John Belushi Attore

30 anni fa moriva uno dei maggiori interpreti del detto: "genio e sregolatezza". Come hanno scritto in tanti non aveva bisogno di un copione per recitare.. lui era il suo copione. 
Ciao Jhon


martedì 20 dicembre 2011

Keep Calm and

Drink Guinness (ad ognuno il suo no? )

domenica 18 dicembre 2011

Urban Jungle quando l'arte entra a contatto con i cartelli stradali

Il caos, il traffico, lo smog, Milano grigia, Milano poco attraente. Milano che richiama e lancia però una nuova forma d'arte, una provocazione magari ma che si sta diffondendo in città: i cartelli stradali artistici. Ce ne sono diversi in giro, opere anonime ma che suscitano curiosità e invitano perchè no, a prestarvi maggiore attenzione. Io ne ho trovati 3 diversi in zona Brera, sono però sicuro che girando ancora ne troverò altri. Intanto posto i primi trovati.


lunedì 26 settembre 2011

50 stati per 50 capitali

E pensare che ai tempi me le avevan fatte imparare a memoria e c'eran due modi per saperle: ordine alfabetico o geografico: partivi da est o ovest e arrivavi in senso opposto fino a coprire tutti gli stati

mercoledì 14 settembre 2011

Un isola in TiltShift

Divertente video su Creta, prodotto tutto con la tecnica del TiltShift.


Cute Creta from joerg daiber on Vimeo.

giovedì 26 maggio 2011

Il Cocktail del conte


Il Conte Camillo Negroni negli anni '20 era solito recarsi a Firenze, dove risiedeva, al Caffè Casoni a bere principalmente Americano. Tornato da un suo viaggio a Londra un giorno chiese al cameriere dello storico bar di sostituire il selz con una spruzzatina di gin per rendere omaggio alla città inglese. Il gusto del nuovo cocktail piacque subito al conte e nel corsto degli anni divenne il coktail abituale del conte. Ma ciò che per lui era abituale per gli altri clienti del locale, incuriositi dal nuovo sapore, divenne il Cocktail del Conte Negroni, o più semplicemente Negroni.
Di norma le dosi sono pari, 1/3 gin; 1/3 Vermouth; 1/3 Campari.
C'è poi chi varia aumentando il gin, per dare più aroma, o chi diminuisce la dose di gin lasciando il cokctail con un retrogusto meno alcolico ma più amarognolo. Il tutto condito da ghiaccio, 2 o 3 cubetti ed uno spicchio d'arancia. Da rispettare anche l'ordine in cui si versano gli ingredienti, prima il gin poi vermouth ed infine martini. Il bicchiere migliore è l'Old Fashoned con due 2 max 3 cubetti di ghiaccio.
Io personalmente quando lo preparo a casa preferisco mettere meno gin rispetto a Vermouth e Campari con ghiaccio ed arancia se disponibile. Non gradisco l'eccesso di gin o vermouth che danno un gusto troppo forte al cocktail, in quel caso se chi prepara il cokctail non mi ispira sicurezza sulle dosi meglio optare per un buon Sbagliato.

lunedì 4 aprile 2011

FlightMemory



Ovvero un breve riepilogo dei miei spostamenti in aereo negli ultimi anni. Condiderando che ho iniziato ad usare il mezzo in maniera consistnte da 5 anni a quesa parte, i viaggi precedenti al 2006 non li ho inseriti. Cliccando sul banner si trovano le rotte, mete, date..

martedì 15 marzo 2011

Da Moacir Barbosa a Julio Cesar, la maledizione dei numeri primi



Anche da non intersita è sempre triste vedere un giocatore sconfortato a causa di un proprio errore. Una tristezza resa ancora più evidente se il protagonista è il portiere, il baluardo solitario, l'ultimo difensore. Un luogo comune vuole che i brasiliani siano i migliori a calcio tranne nel ruolo del portiere, quasi fosse una maledizione: se tutti son palleggiatori e funamboli in porta chi ci va? Quello scarso direbbero in molti. Ma la maledizione ha una data ed un protagonista preciso: Moacir Barbosa, il portiere e capitano del Brasile ai Mondiali del 1950, quelli della tragedia.
Siamo a Rio de Janeiro, 16 Luglio 1950; il giorno della finale. Di fronte al Brasile, nazione ospitante, e davanti ad un pubblico di oltre 200.000 persone, arriva l'Uruguay di un giovane Schiaffino. Al Brasile basta un pareggio per vincere il titolo in virtù del girone finale. Barbosa è li, è pronto è il capitano della squadra, è il simbolo di una nazione che ama il football ma non ha mai vinto. Dopo l'iniziale vantaggio dei brasiliani con Friaça sembra fatta, il Maracanà festeggia ma la tragedia è dietro l'angolo. Schiaffino pareggia al 66', al 79' Barbosa esce male su un tiro di Ghiggia e si consuma la tragedia. L'Uruguay vince, in Brasile si consuma invce la più grande tragedia sportiva della storia con la gente che muore sugli spalti e il povero Moacir imputato come artefice della disfatta passando di fatto da eroe a capro espiatorio. Da li in poi appena parlavi di un portiere brasiliano il pensiero andava al povero Moacir e l'estremo difensore di turno si circondava di scetticismo.
Successe a Taffarel che dopo il mondiale vinto coi carioca nel '94 si trovò senza squadra, all'epoca era alla Reggiana, passato il mondiale i granata, in B, non gli rinnovarono il contratto e lui prima di tornare in Brasile giocò in una squadra parrocchiale del paesino di Buco del Signore, come attaccante ovviamente. Dida provò a far ricredere la categoria venendo anche eletto miglior portiere nel 2003-04 ma prima di chiudere la carriera tornò a far aleggiare lo spettro di Barbosa con alcune uscite imbarazzanti che costarono critiche e punti alla propria squadra.
L'ultimo della lista è infine Julio Cesar, baluardo della difesa dell'Inter, lui che arrivò come terzo portiere al Chievo nel 2005 prima di approdare all'Inter dove in poco tempo scalzò niente meno che Francesco Toldo. A furia di parate e di prestazioni superlative Julio Cesar ha vinto tutto con la suq squadra entrando anche nella lista dei candidati al pallone d'oro, roba che solitamente ha poco a che fare coi numeri uno. La maledizione sembra finalmente sconfitta, Moacir riscattato, ma a San Siro e all'Allianz Arena arrivano quei due errori fatali, forse decisivi, che gettano nello sconforto Julio e rievocano il fantasma del povero Moacir.

giovedì 10 febbraio 2011

Paul McCartney, la vera storia della sua morte

lunedì 31 gennaio 2011

La mappa dei distastri






Una mappa per sapere in diretta dove si stanno verificando delle catastrofi nautrali. E' questa l'idea della RSOE, una associazione pubblica di tipo benefico che lavora a contatto con le istituzioni governative dei vari paesi. Lo scopo principale di questa associazione, che opera grazie a esperti di alto livello scientifico, è di monitorare gli effetti del riscaldamento globale sulla Terra e tutti quegli eventi che possono causare disastro o emergenze. Una sezione del sito infatti offre aggiornamenti di tipo più generale rispetto ai singoli eventi, ma altrettanto importanti, come ad esempio le news, da cui si deduce che lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia nel gennaio di quest'anno ha raggiunto il livello massimo mai toccato in precedenza. Il criterio base per l'inclusione nella mappatura delle "catastrofi" mondiali di un evento, è il suo possibile impatto con il cambiamento climatico generale.

martedì 25 gennaio 2011

Ci risiamo


Gennaio non è ancora finito ma poteva mancare il primo sciopero annuale dell'Atm? ovviamente no!
Domani infatti Usb Lavoro Privato, Cobas del Lavoro Privato e Slai Cobas hanno indetto uno sciopero nei soliti orari, daalle 8.45 alle 15.00 e dalle 18.00 a fine servizio. Ultimamente i disagi sono stati pochi spesso le metro viaggavano regolarmente, quello che non capisco è l'utilità di proclamare uno sciopero al mese se non di più. Ora li conto voglio vedere a quanti scioperi si arriva entro dicembre. Oltre a pagare uno sproposito di biglietto (4,20 andata e ritorno da Milano per dire, con 6 euro vado e torno da Pavia), ricevere un servizio scadente, sentirsi guardare in malo modo dall'arroganza dei controllori di turno fuori dalla stazione, bisogna pure sorbirsi le proteste mensili di un manipolo di sindacalisti..

sabato 25 dicembre 2010

La storia si ripete

riporto il post di lacrime di Borghetti.

Era da un po' che ci stavo pensando e l'avevo lasciato sottotraccia, ma dopo il grottesco epilogo arabo di ieri sera mi è apparso chiaro, Benitez sta passando all'Inter lo stesso assurdo calvario che a Brian Clough è toccato sopportare nei suoi mitici quarantaquattro giorni al timone del Leeds United. L'inquietante ed ingombrante figura di José Mourinho, come per Clough fu quella di Don Revie, lo accompagna in ogni passo che muove ad Appiano Gentile, in ogni intervista che rilascia alla stampa, in ogni conversazione con il presidente, in ogni raccomandazione alla squadra, così come il vecchio amore della tua ragazza aleggia nel tuo appartamento, indossa i tuoi vestiti, si sporca le labbra del suo rossetto. Benitez sente, come Clough sentiva, che in tutto il tempo trascorso insieme il suo predecessore è entrato dentro la sua squadra, nella testa e negli scarpini dei suoi giocatori, nei muri degli spogliatoi e nei trofei della bacheca della presidenza, nelle sciarpe dei tifosi e nelle penne dei giornalisti, e sente, come Clough sentiva, che il suo fantasma è ancora lì quando lui arriva al campo, alla sala stampa, nello spogliatoio, lo osserva mentre parla, mentre i giocatori si preparano, mentre la coppa viene sollevata, mentre il presidente gli stringe la mano, e Mourinho per Benitez, come Don Revie per Clough, è un ectoplasma che fa venire voglia di piangere perchè lui, in quella squadra, non è entrato e non entrerà mai in questo modo.
Le dichiarazioni di Benitez a fine partita mi hanno toccato, la candida richiesta di "supporto" appartiene a una narrativa diversa da quella sfrontata di Mourinho, ad una grammatica educata e signorile, ad un'umiltà che conosce bene la linea divisoria con la mancanza di rispetto. La volgarità dell'ambiente interista è lo specchio fedele del nostro paese piccolo-borghese, nervoso e permaloso, è la volgarità di una società che ha abbandonato il suo allenatore ancora prima di cominciare, con le gambe ancora molli per l'orgasmo precedente, è la volgarità di un mondo che preferisce passare una settimana al sole di Sharm el Sheik piuttosto che a passeggio tra le librerie per il Marais, è la volgarità di un personaggio riprovevole come Materazzi che, piccato per non aver giocato (ma perchè avrebbe dovuto giocare?), viene intervistato dopo la partita e si lascia andare a parole di malcelato disprezzo verso l'allenatore, difendendo "la società che li ha portati sul tetto del mondo", così come Billy Bremner aggrediva il povero Clough. E' la volgarità di un giornalismo sportivo che se ne frega della decenza e lancia il sondaggio su chi sarà il prossimo allenatore dell'Inter, dimostrando ancora una volta l'infimo livello della categoria, dimostrando ancora una volta che i giornalisti sportivi scrivono di pesca quando l'unico pesce che hanno visto nella loro vita è quello che gli viene servito al ristorante.
Da piccoli ci insegnano che nella vita l'importante è fare una cosa che ci piace, che ci dia voglia di alzarci la mattina per uscire di casa, ed invece quasi tutti noi siamo finiti risucchiati in un mercato del lavoro che ci disprezza e che noi disprezziamo, dove l'unica cosa che conta è portare a casa le penne, è difenderci dalla vita, dai predecessori e dalle aspettative, dalla volgarità e dalla mancanza di rispetto, dal vicino di scrivania la cui invidia aspetta solo il nostro tonfo, per poterlo indicare con il ditino puntato e la risatina macabra. Per fortuna, ci rimane il senso dell'umorismo, i soffitti alti delle nostre case signorili, le spalle larghe con cui scrollarci tutto questo schifo di dosso, un microfono da cui lanciare un ultimatum al presidente, la dignità. Per quanto mi riguarda, siamo tutti Rafa Benitez, come siamo stati tutti Brian Clough.