Dal Blog de Linkiesta
Spiragli di ritorno alla normalità in Afghanistan, devastato da oltre trent'anni di guerre. In anticipo sul ritiro delle truppe Nato, previsto per il 2013, il popolo afgano prova a ripartire dallo sport e dal calcio. Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/palla-al-centro/l-afghanistan-prova-ripartire-dando-un-calcio-al-passato#ixzz257DRqF00
venerdì 31 agosto 2012
venerdì 6 luglio 2012
God save the throne (di spade)
Devo dirlo, da appassionato alla saga di Martin dopo l'ultimo libro mi sono stancato. Dopo 11 libri il ritmo è calato, ci son pagine di nulla senza mai arrivare alla conclusione. Mancheranno ancora 2 volumi (6 libri?) ma la saga ormai ha preso una via lenta e di declino. Poca azione, poco pathos, capitoli interi di trame e descrizioni con un immobilismo incredibile, personaggi secondari riesumati a titolo quasi riempitivo... dal portale delle tenebre all'ultimo libro uscito, i fuochi di Valyria, è un continuo andamento lento in cui sarebbero davvero bastati 2 massimo 3 libri per descrivere il tutto in maniera più avvincente.
Cosa cavolo aspetta Martins a chiudere la saga con il ritorno dei draghi? In tutto questo è, quasi, meglio la Rowling che almeno ha condensato le avventure di Potter in soli 7 volumi, con buona pace di trame e avvenimenti futuri di cui ormai, nei sette regni mi sono stufato.
Cosa cavolo aspetta Martins a chiudere la saga con il ritorno dei draghi? In tutto questo è, quasi, meglio la Rowling che almeno ha condensato le avventure di Potter in soli 7 volumi, con buona pace di trame e avvenimenti futuri di cui ormai, nei sette regni mi sono stufato.
venerdì 22 giugno 2012
Un motivo in più per crederci
Siccome la storia, anche quella calcistica, è fatta di corsi e ricorsi ecco un altro dato a favore di una possibile finale azzurra. Oltre ai precedenti, positivi, contro l'Inghilterra nella fase finale dei tornei, l'ultima volta fu la sfida per il terzo posto ad Italia '90, c'è un altro dato curioso. Nei quarti si giocherà infatti Francia-Spagna. Dal 2000 ad oggi le due squadre si sono affrontate due volte nella fase ad eliminazione. Nei quarti di Euro 2000 e al mondiale di Germania, negli ottavi. In entrambi i casi passò la Francia, in entrambi i casi l'Italia arrivò in finale, in entrambi i casi proprio contro i galletti d'oltralpe. Siccome come dice il proverbio non c'è due senza tre... toccare ferro è d'bbligo, crederci fino in fondo pure.
giovedì 7 giugno 2012
La squadra non vince e la proprietà le cambia il look
Squadra che non vince cambia colore. Da noi, nel nostro campionato, se non vinci un paio di partite rischi di trovarti gli ultras sotto casa o a bordo campo con intento minatorio. "Giocate senza maglia!" "Non siete degni di questi colori!" sono solo alcuni degli slogan urlati dalle nostre curve a chi non vince in campo. In inghiltera c'è però qualcuno che ha preso alla lettera questi motti e per la prossima stagione prepara una piccola rivoluzione. La proprietà malese del Cardiff ha infatti deciso un serio restyling delle proprie divise passando dallo storico blu al rosso, simbolo di spiritualità e fortuna in Asia. Anche lo stemma della squadra gallese cambia. Dal bluebirds, soprannome del team, ad un più asiatico dragone rosso con tanto di scritta fire and passion che magari incuterà più timore agli avversari.
Il Cardiff manca dalla Premier dal 1962 e nella sua storia ha vinto una sola coppa d'Inghilterra nel 1927. Negli ultimi anni gli investimenti stranieri hanno però riportato forza al team che da 3 stagioni sfiora l'accesso alla Premier senza però riuscirvi. Nel 2010 fu il Blackpool a vincere la finale mentre nelle successive due stagioni la formazione gallese è stata eliminata da Swansea e West Ham. Gli ultimi anni hanno visto la formazione gallese tornare in forza anche sul fronte delle coppe. Nel 2008 persero la finale di FA Cup contro il Portsmouth mentre quest'anno hanno perso la finale di Coppa di Lega contro il Liverpool. Numeri non certo da nobile decaduta, per un team come il Cardiff sarebbero risultati eccellenti, evidentemente troppo bassi per le ambizioni della nuova proprietà che spera, col nuovo look rosso fiammante, di infondere più calore e passione nell'animo dei propri calciatori e di aprire nuove vie per il business con una sinergia tra il Galles e l'Asia.
Via Linkiesta
Il Cardiff manca dalla Premier dal 1962 e nella sua storia ha vinto una sola coppa d'Inghilterra nel 1927. Negli ultimi anni gli investimenti stranieri hanno però riportato forza al team che da 3 stagioni sfiora l'accesso alla Premier senza però riuscirvi. Nel 2010 fu il Blackpool a vincere la finale mentre nelle successive due stagioni la formazione gallese è stata eliminata da Swansea e West Ham. Gli ultimi anni hanno visto la formazione gallese tornare in forza anche sul fronte delle coppe. Nel 2008 persero la finale di FA Cup contro il Portsmouth mentre quest'anno hanno perso la finale di Coppa di Lega contro il Liverpool. Numeri non certo da nobile decaduta, per un team come il Cardiff sarebbero risultati eccellenti, evidentemente troppo bassi per le ambizioni della nuova proprietà che spera, col nuovo look rosso fiammante, di infondere più calore e passione nell'animo dei propri calciatori e di aprire nuove vie per il business con una sinergia tra il Galles e l'Asia.
Via Linkiesta
Il football made in Italy si avvicina al Superbowl
Anche l'Italia ha il suo Superbowl. Non è l'evento planetario che si svolge in America, e che attira sempre più curiosi ed appassionati in ogni angolo del globo, ma la sua versione nostrana, fatta di team dal nome agguerrito ma dallo spirito nobile. Demoni, Pantere, Leoni, Rinoceronti, Giganti e Guerrieri contro Marinai, Marines, Colombe, Elefanti, Maiali, Delfini. Sono le dodici squadre che si sono appena affrontate nella regoular season della IFL la lega italiana di football, il massimo campionato di categoria.
Il football made in Italy ha una storia lunga e complessa. Nato agli inizi degli anni '80 quest'anno è giunto al suo trentaduesimo compleanno. Una storia però travagliata, con il campionato che più volte ha rischiato di sparire. Dopo il successo iniziale l'interesse per questo sport subì infatti un brusco calo; molte squadre sparirono e nel 2000 anche lo "spaghetti football" rischiò di andare in pensione. Troppo alte le spese e troppo poco l'interesse. La federazione, già commissariata, venne espulsa dal Coni rimanendo così senza punto di riferimento. Dalle ceneri nacquero diverse federazioni minori, tutte frazionate e con lo scopo di riportare in auge lo sport. Nel 2003 i superbowl furono addirittura 3 con la situazione che rimase caotica fino al 2008 quando i maggiori club italiani, tra cui i Lios Bergamo, i Dolphins Ancona e i Rhinos Milano, decisero di uscire dalla NFLI, nata nel 2004, e fondare la IFL, sotto l'egidia della FIDAF la nuova federazione associata al CONI, con lo scopo di ridare vanto e lustro a tutto il movimento. Nel 2007 si disputarono così due finali, una della IFL ed una della NFLI. Il successo del Superbowl della IFL spinse molti ex giocatori e dirgienti a tornare sui prorpi passi e a rifondare alcuni team storici. L'anno successivo molte squadre della NFLI entrano a far parte della IFL che può così inziare ad operare in maniera più concreta. Il movimento resta però diviso, con due finali giocate ogni anno. Una della IFL, divenuta il massimo livello di football in Italia, ed una organizzata dalla FIF la federazione dei club non entrati nel nuovo organico.
Ad oggi la IFL può contare su 12 team nel massimo campionato e due leghe inferiori. Le squadre sono tornate ad attirare sponsor e campioni d'oltreoceano, provenienti dai college americani o dalle loro leghe minori. La regoular season è appena terminata e le 6 finaliste, nell'ordine Elephants Catania, Panthers Parma Warriors Bologna, Rhinos Milano, Giants Bolzano, Dolphins Ancona, si apprestano a darsi battaglia prima della finalissima, organizzata quest'anno allo stadio Ossola di Varese il prossimo 7 luglio.
Via Linkiesta
Il football made in Italy ha una storia lunga e complessa. Nato agli inizi degli anni '80 quest'anno è giunto al suo trentaduesimo compleanno. Una storia però travagliata, con il campionato che più volte ha rischiato di sparire. Dopo il successo iniziale l'interesse per questo sport subì infatti un brusco calo; molte squadre sparirono e nel 2000 anche lo "spaghetti football" rischiò di andare in pensione. Troppo alte le spese e troppo poco l'interesse. La federazione, già commissariata, venne espulsa dal Coni rimanendo così senza punto di riferimento. Dalle ceneri nacquero diverse federazioni minori, tutte frazionate e con lo scopo di riportare in auge lo sport. Nel 2003 i superbowl furono addirittura 3 con la situazione che rimase caotica fino al 2008 quando i maggiori club italiani, tra cui i Lios Bergamo, i Dolphins Ancona e i Rhinos Milano, decisero di uscire dalla NFLI, nata nel 2004, e fondare la IFL, sotto l'egidia della FIDAF la nuova federazione associata al CONI, con lo scopo di ridare vanto e lustro a tutto il movimento. Nel 2007 si disputarono così due finali, una della IFL ed una della NFLI. Il successo del Superbowl della IFL spinse molti ex giocatori e dirgienti a tornare sui prorpi passi e a rifondare alcuni team storici. L'anno successivo molte squadre della NFLI entrano a far parte della IFL che può così inziare ad operare in maniera più concreta. Il movimento resta però diviso, con due finali giocate ogni anno. Una della IFL, divenuta il massimo livello di football in Italia, ed una organizzata dalla FIF la federazione dei club non entrati nel nuovo organico.
Ad oggi la IFL può contare su 12 team nel massimo campionato e due leghe inferiori. Le squadre sono tornate ad attirare sponsor e campioni d'oltreoceano, provenienti dai college americani o dalle loro leghe minori. La regoular season è appena terminata e le 6 finaliste, nell'ordine Elephants Catania, Panthers Parma Warriors Bologna, Rhinos Milano, Giants Bolzano, Dolphins Ancona, si apprestano a darsi battaglia prima della finalissima, organizzata quest'anno allo stadio Ossola di Varese il prossimo 7 luglio.
Via Linkiesta
Bra la capitale italiana dell'hockey su prato
In principio fu il torneo Indoor, conquistato a fine febbraio, poi è stata la volta del campionato di A1 ed infine della Coppa Italia, conquistata domenica scorsa nella finale di Roma contro la Bonomi. La squadra maschile di hockey su prato di Bra ha infranto ogni record ed in questo 2012 si è portata a casa tutti i trofei italiani in palio. Un record che sta per essere uguagliato anche dalla squadra femminile, la Lorenzoni, già campione d'Italia e ora in attesa di disputare la coppa nazionale.
Sport dalle origini antiche, nella sua versione moderna l'hockey ha fatto la comparsa negli stessi anni del calcio, sul finire del 1800. In Italia è stato introdotto più tardi, nel 1935 e conobbe il suoi anni migliori sul finire degli anni '50 grazie anche alla partecipazione ai giochi olimpici di Roma. Sport considerato da gentiluomini, per il rispetto dell'avversario, in questa stagione, in Italia, ha avuto due soli colori dominanti: il giallo ed il nero delle maglie del Bra. La formazione piemontese, nata nel 1961, si è aggiudicata il titolo italiano a suon di record. Venti partite disputate in stagione, tra campionato e finali scudetto, ed altrettante vittorie. In coppa il cammino è stato praticamente identico, con un solo pareggio, ininfluente, nel girone eliminatorio contro l'Amsicora, l'unica squadra ad aver frenato la marcia dei piemontesi. Un successo di squadra quello del Bra, al quarto scudetto della sua storia. Un team, quello giallonero, trascinato in campo dai tre fratelli Lanzano, da Priyesh Bhana capocannoniere del campionato con 29 centri, Oleksii Shvets che, con i suoi 41 anni, risulta ancora tra i migliori liberi del torneo, o David Green neozelandese al suo primo scudetto italiano. Un gruppo unito come quello della formazione femminile, quella Lorenzoni che porta il nome di Augusto Lorenzoni, l'imprenditore cittadino che portò questo sport in città. Con alcune giornate d'anticipo il team femminile ha appena conquistato il suo 14° scudetto al termien di un campionato da record: 15 vittorie ed un solo pareggio. Per completare l'opera e fare l'en-plein di trofei manca solo una cosa in bacheca. La Coppa Italia femminile che si disputerà a fine campionato. via Linkiesta
Sport dalle origini antiche, nella sua versione moderna l'hockey ha fatto la comparsa negli stessi anni del calcio, sul finire del 1800. In Italia è stato introdotto più tardi, nel 1935 e conobbe il suoi anni migliori sul finire degli anni '50 grazie anche alla partecipazione ai giochi olimpici di Roma. Sport considerato da gentiluomini, per il rispetto dell'avversario, in questa stagione, in Italia, ha avuto due soli colori dominanti: il giallo ed il nero delle maglie del Bra. La formazione piemontese, nata nel 1961, si è aggiudicata il titolo italiano a suon di record. Venti partite disputate in stagione, tra campionato e finali scudetto, ed altrettante vittorie. In coppa il cammino è stato praticamente identico, con un solo pareggio, ininfluente, nel girone eliminatorio contro l'Amsicora, l'unica squadra ad aver frenato la marcia dei piemontesi. Un successo di squadra quello del Bra, al quarto scudetto della sua storia. Un team, quello giallonero, trascinato in campo dai tre fratelli Lanzano, da Priyesh Bhana capocannoniere del campionato con 29 centri, Oleksii Shvets che, con i suoi 41 anni, risulta ancora tra i migliori liberi del torneo, o David Green neozelandese al suo primo scudetto italiano. Un gruppo unito come quello della formazione femminile, quella Lorenzoni che porta il nome di Augusto Lorenzoni, l'imprenditore cittadino che portò questo sport in città. Con alcune giornate d'anticipo il team femminile ha appena conquistato il suo 14° scudetto al termien di un campionato da record: 15 vittorie ed un solo pareggio. Per completare l'opera e fare l'en-plein di trofei manca solo una cosa in bacheca. La Coppa Italia femminile che si disputerà a fine campionato. via Linkiesta
giovedì 10 maggio 2012
Cala il sipario Grazie Pippo
Milan-Novara domenica non sarà semplicemente il sipario di una stagione. Sarà il sipario di una generazione. A 38 anni suonati, e dopo un anno e mezzo in panchina per chissà quale congiura astrale, Inzaghi varcherà per l'ultima volta l'ingresso sul campo di San Siro con la maglia rossonera. A seguirlo altri due legionari di lungo corso che hanno fatto la storia recente: Sandro Nesta e Clarence Seedorf.
Per me, della seconda generazione vincente del Milan berlusconiano, troppo piccolo per il Milan degli olandesi, ammirato solo coi filmati d'epoca, si chiude un era e mostra il termine della carriera del più forte centravanti italiano degli ultimi anni, Inzaghi unico giocatore al mondo ad aver segnato in tutte le competizioni internazionali per club, miglior attaccante italiano in Europa con 70 gol secondo solo a Raul.
Troppi ricordi legati a lui che vanno al di la di Atene.
300 (come le gare in maglia rossonera) grazie di cuore.
Dopo anni europei bui, grazie per quei 12 gol che furono la spinta decisiva verso la Champions 2003. La tripletta al Deportivo, il gol al Borussia, ma soprattutto la zampata all'Ajax nei quarti. Roba che ha rivederla oggi mi viene ancora la pelle d'oca.
Grazie per aver resistito anche quando ti davano per finito ed esser tornato più forte nel 2006, dove hai messo lo zampino anche ai mondiali tedeschi.
Grazie per il 2007 e la magica notte di Atene, altro ricordo indelebile e commuovente.
Ma soprattutto, il ricordo più dolce e più bello. Ottobre 2010, Milan-Real. 80.000 voci che ti chiamano, entri e segni una doppietta sotto il settore dov'ero alla partita. Un delirio una cosa pazzesca un estasi che nemmeno il pareggio del Real al 90' ha spento.
Infine 125 volte grazie, come i tuoi gol, per aver reso grande la mia squadra del cuore.
Per me, della seconda generazione vincente del Milan berlusconiano, troppo piccolo per il Milan degli olandesi, ammirato solo coi filmati d'epoca, si chiude un era e mostra il termine della carriera del più forte centravanti italiano degli ultimi anni, Inzaghi unico giocatore al mondo ad aver segnato in tutte le competizioni internazionali per club, miglior attaccante italiano in Europa con 70 gol secondo solo a Raul.
Troppi ricordi legati a lui che vanno al di la di Atene.
300 (come le gare in maglia rossonera) grazie di cuore.
Dopo anni europei bui, grazie per quei 12 gol che furono la spinta decisiva verso la Champions 2003. La tripletta al Deportivo, il gol al Borussia, ma soprattutto la zampata all'Ajax nei quarti. Roba che ha rivederla oggi mi viene ancora la pelle d'oca.
Grazie per aver resistito anche quando ti davano per finito ed esser tornato più forte nel 2006, dove hai messo lo zampino anche ai mondiali tedeschi.
Grazie per il 2007 e la magica notte di Atene, altro ricordo indelebile e commuovente.
Ma soprattutto, il ricordo più dolce e più bello. Ottobre 2010, Milan-Real. 80.000 voci che ti chiamano, entri e segni una doppietta sotto il settore dov'ero alla partita. Un delirio una cosa pazzesca un estasi che nemmeno il pareggio del Real al 90' ha spento.
Infine 125 volte grazie, come i tuoi gol, per aver reso grande la mia squadra del cuore.
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